13 luglio 2018

GDPR, l’impatto ad un mese e mezzo dalla piena applicazione

Ad un mese e mezzo dalla piena applicabilità del nuovo Regolamento Ue sulla protezione dei dati, lo stato dell’arte delle aziende italiane investite dalla corsa all’adeguamento rispecchia ampiamente le meno rosee previsioni: circa il 70% delle aziende coinvolte non svolge tutte le procedure in linea con la nuova normativa sulla protezione dei dati. La maggior parte di esse non è attualmente in grado di analizzare e convogliare tutti i dati raccolti secondo le indicazioni comunitarie. Lo status quo attuale è figlio dell’approccio riservato dalle aziende all’entrata in vigore della nuova normativa, con la corsa all’adeguamento che le ha viste protagoniste solo in prossimità dell’ultima data utile, il 25 maggio 2018.

Un quadro che era già emerso durante l’evento: “Microsoft Security Circle - Gestire la sicurezza dei dati nel nuovo scenario GDPR” dello scorso 25 giugno, a cui Agic Technology ha partecipato attivamente.

Già a giugno era evidente l’impasse di diverse aziende, in ritardo di numerosi passaggi sulla tabella di marcia verso il completo allineamento alle nuove disposizioni dell’Ue.

L’effetto positivo dell’entrata in vigore del GDPR è sicuramente la maggiore sensibilizzazione da parte dei consumatori sull’importanza della protezione dei dati da parte delle aziende. Solo questo nuovo scenario pare aver convinto definitivamente le aziende che la protezione dei propri dati deve essere un’esigenza primaria. E ciò deve essere effettuato in fretta e con le tecnologie più sicure e veloci.

A ribadire il concetto ci ha pensato, lo scorso 21/05, il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, nella Relazione annuale sulla privacy, resa pubblica nella Sala della Regina alla Camera dei deputati. Dalla relazione è emersa, sostanzialmente, la portata della rivoluzione digitale in corso, che ha ribaltato tutto in nome dei Big Data.

Fino a pochi anni fa la Data Protection era un tema in secondo piano e riservato a pochi addetti ai lavori. Oggi è al centro dei maggiori conflitti economici ed etici globali e protagonista dell’economia mondiale. Tutti sanno di cosa stiamo parlando quando utilizziamo i termini Privacy e Data Protection, tutti riconoscono i rischi potenziali di invasione delle nostre vite insiti nello sfruttamento dei nostri dati personali per ogni genere di scopo.

L’allarme lanciato oggi dal Garante è parso ricondurre sempre alla tematica centrale: la mancanza di un quadro regolatorio adeguato che “anziché favorire il libero dispiegarsi delle dinamiche di mercato e, con esse, il benessere collettivo, espone a rischio la stessa sovranità, rendendo vulnerabili proprio gli Stati che non hanno disciplinato le condizioni per un corretto sviluppo dell’economia digitale”.

“Per molto tempo i governi hanno sottostimato gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all’attuale sistema di oligopoli”, ha detto Soro, sottolineando la necessità di recuperare il tempo perduto per “inscrivere in un sistema di regole democratiche la rivoluzione digitale”.

Gli accertamenti condotti dall’Autorità garante della privacy hanno mostrato tendenze significative in Italia: nel solo mese di maggio, gli attacchi informatici “hanno toccato la soglia di 140 al giorno. Dal 25 maggio sono aumentate di oltre il 500% le comunicazioni di data breach al Garante, che hanno interessato, assieme a quelli notificati a partire da marzo, oltre 330.000 persone”, ha evidenziato Soro.

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Antonello Soro, Augusta Iannini, Giovanna Bianchi Clerici, Licia Califano, ha sottolineato, inoltre, che nel nostro Paese il GDPR emerge ancora come una sorta di work in progress, una direzione intrapresa più che un punto d’arrivo. L’invito dell’Autorità alle aziende è quello di non guardare al regolamento come all’ennesimo peso da caricarsi sulle spalle.

Il Garante conferma il suo ruolo di supporto e non solo di controllore, ovviamente dopo che l’azienda ha svolto in modo autonomo e come previsto la propria valutazione. Ad oggi, sono ancora troppe le aziende in difficoltà.

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