27 settembre 2018

IoT: l'unico limite è la nostra immaginazione

IoT. Internet of Things, tradotto Internet delle Cose, è un neologismo che compirà 20 anni nel 2019 e che racchiude, in 3 parole, il concetto di estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti.
Vent’anni di “militanza”, progressivamente dilagante, nel mondo della tecnologia e del linguaggio comune, ma ancora tanta difficoltà a percepire il fantastico ventaglio di occasioni e possibilità che questo “mondo” ci permette di cogliere e realizzare.
Nell’immaginario comune (tra i non addetti ai lavori), IoT è qualcosa racchiuso dentro ad un computer. Qualcosa di poco tangibile, poco comprensibile e limitato a qualche dispositivi tecnologico. IoT è, invece, tutto ciò che possiamo immaginare, tutto ciò che potrebbe, in futuro, migliorare la qualità della nostra vita, della nostra interconnessione, nonché risolvere i più disparati problemi del nostro quotidiano vivere.
Pensate ad un problema logistico o ad un problema di tempistiche o di distanza: associate una possibile soluzione tecnologica: ecco, IoT è il punto di intersezione tra ciò che oggi ci sembra un problema di difficile soluzione ed il dispositivo che, in futuro, ci permetterà di diminuire la forbice tra una questione aperta e la sua risoluzione.
Probabilmente alcuni dispositivi di cui faremmo largo uso nelle nostre azioni sono in progettazione o esistono già. Nella peggiore delle ipotesi vedranno la luce in futuro.
Lo dicono i numeri: nei prossimi anni saranno presenti tra i 30 ed i 50 bilioni di dispositivi IoT nelle nostre giornate ed ogni dispositivo sarà associato alla risoluzione di un problema.
I campi di applicabilità sono molteplici, praticamente tutti: processi produttivi, salvaguardia dell’ambiente, risparmio di risorse, logistica, infomobilità, assistenza remota, biomedicina, efficienza energetica e via discorrendo.
Un’evoluzione continua della Rete al servizio della vivibilità: le “cose” acquisiscono elementi identificativi, si riconoscono tra di loro e si connettono; si scambiano dati e si confrontano.
Immaginate un frigorifero che vi comunichi la presenza di cibi scaduti all’interno, uno spazzolino che riconosca la necessità di recarsi dal dentista o delle sveglie che autonomamente suonano prima, in caso di traffico o rallentamenti. Pensate alle potenzialità e all’utilità di smart devices in grado di rilevare in modo tempestivo eventuali anomalie nei parametri vitali (battito cardiaco, pressione, glicemia, ecc.), segnalandole al proprio medico o, addirittura, chiamando un’ambulanza se necessario.
Le “cose” divengono attive, acquisiscono un’identità tecnologica, tracciano una mappa del mondo reale e con intelligenza propria lavorano per migliorarlo. Immaginate qualsiasi cosa e provate a pensarla realizzata attraverso l’IoT.
IoT non è una bacchetta magica, ma uno sviluppo della Rete, della connessione, dell’identificazione, della localizzazione e della capacità di elaborare dati e capacità di interagire tra i dispositivi e con l’ambiente esterno dalle potenzialità illimitate.
L’unico limite è, appunto, la nostra immaginazione.